Luce Gallery è lieta di presentare Entangled Fragments, la seconda mostra personale di Shanee Roe con la Galleria, a cura di Luisa Seipp.
Frammenti di carta si accumulano sul pavimento dello studio, spostati, sovrapposti, incollati, disegnati o nuovamente strappati via. «Questo è un disordine organizzato», dice Shanee Roe a proposito del processo alla base dei suoi collage recenti.
Passando dalla pittura a olio al collage, Roe lascia sempre più che siano la carta, il colore e la materia a determinare l’immagine mentre questa prende forma. Laddove i dipinti precedenti spesso si sviluppavano a partire da disegni per poi essere tradotti sulla tela, queste nuove opere resistono a qualsiasi percorso predeterminato. Le composizioni emergono attraverso questo processo di assemblaggio, disfacimento e nuovo assemblaggio.
Questo cambiamento introduce un nuovo significato nel linguaggio figurativo di Roe. I suoi corpi non appaiono più semplicemente rappresentati, ma assemblati per parti, con i loro contorni formati da tagli, rotture e sovrapposizioni di frammenti di colore. Un volto, un braccio o un torso possono emergere da diversi frammenti indipendenti, lasciando visibili le giunture tra di essi. Il collage opera così al di là della tecnica: propone il corpo come qualcosa di relazionale, in continua crescita, qualcosa che viene ricostruito anziché essere fisso.
La tensione tra separazione e intimità attraversa tutta la produzione di Roe. Le sue figure si toccano, si abbracciano, si desiderano e si cercano, eppure una completa unione rimane sfuggente. Roe descrive questo impulso ricorrente come un desiderio di connessione fisica accompagnato dall’impossibilità di fondersi mai completamente. Nei nuovi collage, questa tensione diventa incorporata nella struttura stessa dell’immagine: pezzi separati si incontrano e si sovrappongono senza rinunciare completamente ai propri confini.
L’acqua, ricorrente nelle sue nuove opere, sembra agire contro questi confini. Diventa uno spazio sfocato di scambio, mettendo in discussione la distinzione tra interno ed esterno, tra un corpo e l’altro. Le figure sembrano entrare l’una nell’altra o contenersi reciprocamente, i loro corpi diventano permeabili pur rimanendo distinti.
Accanto alle questioni già familiari dell’intimità e della connessione fisica, un altro gesto ha iniziato a entrare nelle immagini di Roe. In seguito alla recente nascita di suo figlio, ricorrono corpi più piccoli e configurazioni di tre figure. Sebbene si possa identificarle come rappresentazioni di madre, padre e figlio, Roe le intende più come tre anime aggrovigliate l’una nell’altra. In una delle sue opere, una figura in piedi tiene un corpo più piccolo contro il proprio, mentre un’altra è inginocchiata accanto a loro. Piuttosto che ricondurre l’immagine a riconoscibili ruoli familiari, l’opera richiama l’attenzione sul gesto stesso del tenere, del sostenere, del portare. La cura entra accanto al desiderio come un’altra possibilità di relazione tra un corpo e l’altro.
La tenerezza, tuttavia, non si risolve mai in un completo senso di conforto. Le figure di Roe conservano qualcosa di inquieto e ambiguo, resistendo sia a identità fisse sia a relazioni stabili.
Forse è proprio questo rifiuto di una risoluzione a mettere in relazione il nuovo processo di Roe con le relazioni che le sue immagini contengono. Il collage porta i frammenti a contatto senza richiedere loro di perdere la propria integrità. Allo stesso modo, i corpi presenti in queste opere immaginano l’intimità non solo attraverso il desiderio di dissolversi l’uno nell’altro, ma attraverso un’altra possibilità. Attraverso una vicinanza che non dipende dal diventare uno.
La cura può quindi segnare il cambiamento più sottile nel recente lavoro di Roe – non come un’iconografia della maternità, ma come una comprensione più ampia dell’intimità stessa. Tenere, portare o sostenere qualcuno significa rimanere connessi continuando al tempo stesso a riconoscere la sua unicità e integrità. Come i frammenti attraverso i quali sono costruite le immagini di Roe, questi corpi si toccano, dipendono gli uni dagli altri e si trasformano reciprocamente – tuttavia, i loro contorni rimangono, sempre, propri.
Dr. Luisa Seipp
Luce Gallery is pleased to present Entangled Fragments, Shanee Roe’s second Solo Exhibition with the Gallery, curated by Luisa Seipp.
Fragments of paper accumulate across the studio floor, moved, layered, glued down, drawn upon or torn away again. “This is organised mess,” Shanee Roe says about the process behind her recent collages.
Moving from oil painting towards collage, Roe increasingly allows paper, colour and material to determine the image as it unfolds. Where earlier paintings often developed from drawings and were then translated onto the canvas, these new works resist any such predetermined path. Compositions emerge through this process of assembling and undoing and re-assembling.
This shift introduces a new meaning into Roe's figurative language. Her bodies no longer appear simply depicted but pieced together, their contours formed through cuts, ruptures and overlapping pieces of colour. A face, an arm or a torso might emerge from several independent fragments, the seams between them left visible. Collage thus operates beyond technique – it proposes the body as something relational, continually growing, something reconstructed rather than fixed.
The tension between separation and intimacy runs through all of Roe's work. Her figures touch, embrace, desire and seek one another, yet complete union remains elusive. Roe describes this recurring impulse as a longing for physical connection paired with an inability to ever fully merge. In the new collages, this tension becomes embedded in the very structure of the image – separate pieces meet and overlap without entirely surrendering their boundaries.
Water, recurring throughout her new works, seems to work against these edges. It becomes a blurry space of exchange, unsettling the distinction between interior and exterior, one body and another. Figures seem to enter or contain one another, their bodies becoming permeable while remaining distinct.
Alongside these familiar questions of intimacy and physical connection, another gesture has begun to enter Roe's images. Following the recent birth of her child, smaller bodies and three-figure constellations recur. Even though identifying them as representations of mother, father, and child, Roe understands them more as three souls tangled into each other. In one of her works, a standing figure holds a smaller body against their own while another kneels beside them. Rather than settling into recognisable familial roles, the image draws attention to the gesture itself of holding, supporting, carrying. Care enters alongside desire as another possibility for how one body might relate to another.
Tenderness, however, never resolves into complete comfort. Roe's figures retain something uneasy and ambiguous, resisting both fixed identities and stable relationships.
Perhaps it is precisely this refusal of resolution that connects Roe's new process to the relationships her images contain. Collage brings fragments into contact without requiring them to lose their wholeness. In the same way, the bodies in these works imagine intimacy not only through the desire to dissolve into one another, but through another possibility. Through a closeness that does not depend on becoming one.
Care may therefore mark the most subtle shift in Roe's recent work – not as an iconography of motherhood, but as an expanded understanding of intimacy itself. To hold, carry or support someone is to remain connected while still honouring their very unique wholeness. Like the fragments from which Roe's images are built, these bodies touch, depend upon and transform one another – however, their contours remaining, always, their own.
Dr. Luisa Seipp





























