Davide Balliano, Building Body, MARCA, Museo delle Arti di Catanzaro

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La procedura di composizione pittorica di Balliano a gesso nero e stucco articola forme geometriche variabili - archi dimezzati, spirali, dettagli architettonici barocchi e modernisti - su molteplici strati di diversi materiali. La parte grafica del suo lavoro è una forma di scrittura preliminare sottoposta durante le fasi di composizione a una progressiva alterazione, che agisce mediante la parziale erosione dei margini delle geometrie, l'irruzione di sgocciolature, graffi e dettagli irregolari. E' un processo che sottomette la forma bidimensionale del quadro a un'alterazione entropica, aprendola a una molteplicità di mutazioni e soluzioni espressive. Uno degli esiti di tale prassi di disordine controllato è sospingere la pittura di Balliano verso spazialità ibride e multidimensionali, non registrabili nei confini delle due dimensioni. Sin dall'uso del materiale di partenza,  tavole di legno invece di tele, le sue opere sembrano formalmente resistere non solo al canone novecentesco della flatness, ma anche all'identificazione con una dimensione univoca e letterale di pittura. Il superamento di una rigida classificazione nei termini di base per altezza inaugura infatti una dimensione spaziale che converge su di sè una molteplicità di elementi, plastici e materici, dando forma a un'esperienza non limitata alla sola percezione visiva. In Balliano opera la consapevolezza di una rinuncia a un'interpretazione strettamente razionalista della pittura ed in questo distacco si comprende la sua lontananza dalla fede nei principi della letteralità propria della grammatica del modernismo astratto del ventesimo secolo. E' la matrice genetica della sua pittura a ricercare allusioni tridimensionali, mediante irregolarità, stesure di colore molteplici e stratificazioni di materiali eterogenei. Due elementi sintattici dominano così la sua azione pittorica, l'impostazione formale e la sua dissoluzione, il canone del modello geometrico e la sua negazione, come un'eresia che annulli ogni volta daccapo la possibilità di giungere a un dogma definitivo. Ogni tavola di Balliano è una dimensione in divenire, un campo di azione dove l'artista interviene istruendo un processo creativo che si allontana il più possibile dall'ipotesi di un formalismo geometrico per fare irrompere uno spazio di trasformazione. Le opere dell'artista sono un tentativo di mediazione con l'entropia che determina ogni ambito dell'esperienza umana e naturale. Ciascuna di esse apre a scenari percettivi variabili, in alternanza tra forme predefinite e loro imperfezioni, superfici nitide e abrasioni. Le opere esito di questa evoluzione diventano sintesi di possibilità tattili e riferimenti architettonici, dimostrando come la pittura di matrice non figurativa non si sottragga all'elaborazione del reale ma sia esito di un più intenso confronto con i suoi dati.


English version


Davide Balliano's painting process involving the use of black chalk and plaster produces diverse geometric shapes - halved arches, spirals, baroque and modernist architectural details - on multiple layers of different materials. The graphic aspect of his work is a form of preliminary writing submitted during the phases of creation, evolving through a progressive alteration which acts through the partial erosion of the margins of the geometric shapes, the irruption of drippings, scratches and irregular details. It is a process that subdues the two-dimensional form of the painting to an entropic alteration, opening it to a multiplicity of mutations and expressive solutions. One of the results of this controlled disorder practice is to push Balliano’s painting towards hybrid and multidimensional spaces, which cannot be recorded within the boundaries of bi-dimensionality. From the use of the underlying material, wooden boards instead of canvases, his works seem to formally resist not only the 20th century flatness canon, but also the identification with a univocal and literal dimension of painting. In fact, the overcoming of a rigid classification in terms of base multiplied by height establishes a spatial dimension that draws to itself a multiplicity of plastic and material elements, giving shape to an experience not limited to visual perception alone. In Balliano there is the awareness of a refusal of a strictly rationalist interpretation of painting, and in this detachment one understands the artist’s distance from the belief in the principles of literalness typical of the grammar of abstract modernism of the 20th century. It is the genetic matrix of the artist’s painting that searches for three-dimensional allusions, through irregularities, multiple color layering and strata of heterogeneous materials. Thus, two syntactic elements dominate his pictorial action: the formal approach and its dissolution, the canon of the geometric model and its negation, like a heresy that ends the possibility of reaching a definitive dogma every time. Every table by Balliano is a dimension in the making, a field of action where the artist intervenes, instructing a creative process that strays very far from the hypothesis of a geometric formalism to burst into a space of transformation. The artist’s works are an attempt at mediating with entropy that determines every area of human and natural experience. Each piece opens to variable perceptual scenarios, alternating between predefined forms and their imperfections, clear surfaces and abrasions. The works resulting from this evolution become a synthesis of tactile possibilities and architectural references, demonstrating how non-figurative painting does not escape the elaboration of the real but is the result of a more intense interaction with its data.