Ludovic Nkoth, You Sea Us

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Luce Gallery è lieta di presentare You Sea Us, la prima mostra personale di Ludovic Nkoth in Europa e in galleria.
Nel paese di origine dell'artista - il Camerun -, l'acqua non è solo il simbolo della vita e della rinascita, ma può rappresentare anche il mezzo attraverso il quale innumerevoli migranti africani intraprendono i loro viaggi verso l’Europa alla ricerca di una vita migliore, trovando invece troppo spesso nient'altro che porte chiuse, ostilità e, nel peggiore dei casi, la morte. La situazione dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati nel Mar Mediterraneo è disperata e pericolosa.
Il numero di vite perse per mano delle autorità europee è ingiustificabile e costituisce una delle più grandi tragedie del nostro secolo.
“La mia idea era di viaggiare in Europa e realizzare queste opere sul suolo europeo, così da mostrare tutto ciò che le autorità si rifiutano di affrontare in casa propria. Durante la pandemia ho vissuto in Spagna per un paio di mesi, perché volevo sentire come sarebbe stato anche solo camminare in quella parte del mondo come un migrante di colore”, spiega Nkoth.
Sei opere su tela ritraggono persone costrette ad affrontare l'ignoto. Il dipinto di grande formato “Lighthouse” raffigura una barca che affonda, un'immagine con cui ripetutamente ci confrontiamo ogni giorno.
Questa volta lo spettatore è chiamato ad osservare e contemplare queste scene disperate diventandone quindi parte quale testimone.
Nel corpus di lavori esposto, Nkoth si serve di una varietà di materiali, tra cui i pannelli di legno dalle imponenti maschere che funzionano quasi come sculture, opere su carta, metallo, conchiglie, sabbia. L’artista utilizza elementi naturali come la sabbia per evocare dimensioni differenti, letteralmente ma anche ad un livello spirituale più profondo.
Ovunque nella mostra, Nkoth fluttua pensosamente tra i diversi simboli -le conchiglie, i "passeggeri" e gli "angeli caduti" -, come in una complessa e personale indagine del continente africano che esorta ad un senso di profondità e scoperta. Le conchiglie sono state tradizionalmente usate come valuta e vengono anche associate agli spiriti dell'acqua. Qui, per Nkoth, sono i corpi abbandonati in mare. “Do They Hold Me Down” è un autoritratto e l'ombra che attraversa il corpo rappresenta tutte le anime disperse nel Mar Mediterraneo. Secondo l’artista, quegli “angeli caduti”, un tempo sulla stessa traiettoria, stanno ora tornando per proteggere i nuovi passeggeri in questa orribile esperienza e per guidarli verso la riva in sicurezza. Nell’opera centrale, “The Gates Of No Return”, dipinge le minacciose rotte che i richiedenti asilo sono obbligati a scegliere a causa dell’assenza di vie legali per entrare in Europa.
Inoltre, nel lavoro “The Light In Me” esplora il rapporto tra corpi neri e acqua con più gioia e positivamente come contrappunto alle narrazioni attuali.

English version

Luce Gallery is proud to present You Sea Us, Ludovic Nkoth’s first European solo show with the gallery. In the artist’s native land – Cameroon – water is not only the symbol of life and rebirth, but it also represents how countless African migrants start their journeys to Europe in search of a better life all too often to find nothing but closed doors, hostility, and in the worst case death. The human rights situation of migrants and refugees at the Mediterranean sea is desperate, dangerous, and the numbers of lost lives at the hand of European authorities are unjustifiable and one of our century’s biggest tragedies.
“My idea was to travel to Europe and create these works on European land to show them everything they are refusing to face in their own backyard. I lived in Spain for a couple of months during the pandemic because I wanted to experience what it would even feel like to walk around that part of the world as a migrant of color”, Nkoth explained.
The exhibition features six works on canvas portraying people forced to face the unknown. A large-scale painting “Lighthouse,” depicts a sinking boat, an image we are often confronted with daily, but this time, the viewer has to observe and contemplate these desperate scenes and therefore becomes part of it as a witness. Nkoth uses an array of mediums in this body of work, including wood masks that almost work as sculptures, works on paper, metal, shells, sand, fishing rods, and more. He uses raw materials such as sand to evoke different dimensions – literally but also on a deeper spiritual level.
Throughout the show, Nkoth thoughtfully waves in different symbols such as shells, passengers, and fallen angels as part of a complex and personal investigation of the African continent that suggest a sense of  depth and discovery. Shells were traditionally used as currency and are also associated with the spirits of the water. Here Nkoth uses them to represent the bodies that were lost at sea. The painting “Do They Hold Me Down” is a self-portrait, and the shadow coming through the body stands for all those souls lost in the Mediterranean sea. According to Nkoth those “fallen angels” who were once on that same trajectory are now returning to protect new passengers through this horrifying experience and  to guide them to the shore safely. The show’s centerpiece, “The Gates Of No Return,” in which Nkoth depicts the menacing routes asylum seekers are forced to take given the lack of legal paths to enter Europe. In the piece “The Light In Me” Nkoth explores the relationship between black bodies and water more joyfully and positively as a counterpoint to current narratives.